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Barbari

Gli antichi Greci tennero sempre una visione ellenocentrica, mal sopportando tutti quelli che non appartenevano alle loro comunità e di conseguenza non condividevano la loro lingua, cultura e tradizioni. Questo modo di vedere l’”altro”, portò a forti distinzioni etniche e culturali, come sottolinea l’appellativo “barbaro”. La parola deriva dal suono onomatopeico “bar bar”, che indicava il balbettio di coloro che non parlavano il greco quindi Persiani, Traci, ma anche Etoli, Macedoni ed Epiroti, che pure abitavano territori ellenici. La discriminazione nei confronti di popoli fondamentalmente greci ci aiuta a comprendere che non si facevano distinzioni solamente su base linguistica, ma anche ideologica e politica: da una parte venivano malviste le popolazioni orientali poiché suddite di un re assoluto (chiamato Gran Re), dall’altra, si disprezzavano anche gran parte degli abitanti della Grecia settentrionale, che avevano uno stile di vita primitivo e selvaggio e che si organizzavano in villaggi rurali. Nel passo che segue Aristotele sottolinea la supremazia del modello politico dei Greci rispetto a tutti i popoli barbari, di cui sottolinea lo stato di perpetua schiavitù nei confronti del Gran Re: -Oltre a questa vi è un'altra specie di monarchia, che è propria di alcuni regni barbari. Essa ha un potere molto affine a quello delle tirannidi, sebbene sia legittima e trasmessa per diritto ereditario. Infatti i barbari, essendo per natura più servili dei Greci (e i popoli asiatici sono più servili di quelli europei),

sopportano senza difficoltà un potere dispotico esercitato su di loro.-

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Aristotele, a cura di C.A. Viano, "Politica"; Milano; BUR; 2017; p.297

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