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Homo novus

Durante i conflitti tra il patriziato e la plebe, fu messa in atto a Roma un’opera di riforma per permettere anche agli esponenti del rango sociale più basso di ricoprire tutte le magistrature. L’Urbe tuttavia non divenne mai una democrazia e solamente in pochi disponevano di appoggi politici e di mezzi economici sufficienti ad aspirare alle cariche più importanti, tanto è vero che nel periodo repubblicano (eccetto il cinquantennio successivo alla riforma) l’83% circa dei consoli proveniva dalle poche medesime gentes più influenti. Il restante 17% era composto dagli homines novi, ovvero coloro che non avevano avuto un antenato console (o secondo alcuni anche solo pretore) e ricoprivano questa carica per primi nella loro famiglia. Queste figure però non erano certo apprezzate dall’aristocrazia senatoria più radicale e conservatrice, che mirava a rendere ancora più oligarchico il potere. Tra i più eminenti homines novi, dobbiamo certamente menzionare Cicerone (politico di primo piano nato da famiglia di rango equestre), Gaio Mario (importantissimo generale, riformatore e protagonista della prima guerra civile) e Agrippa (amico e collaboratore dell’imperatore Ottaviano Augusto, fondatore del Pantheon poi fatto ricostruire da Adriano). -Vi prego di riflettere bene se non sia meglio decidere diversamente e mandare invece qualcuno di questa cricca di nobili, cioè qualche uomo di antico lignaggio, con molti ritratti di antenati e senza un passato militare. [...] Ora, o Quiriti, mettete a confronto me, che sono un uomo nuovo, con la superbia di quelli.- __________ Sallustio, “La guerra giugurtina”, in “Opere complete”, a cura di R. Ciaffi; Bompiani; Milano 1983; (riportato da F. Amerini, E. Zanette, C. Tincati, “Metropolis. Corso di storia e geografia”; vol. 1; Pearson; Milano-Torino; 2017)

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