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Il Foedus Cassianum

Nell’anno 509 a.C., come riportano le fonti, Lucio Tarquinio Collatino e Lucio Giunio Bruto con un colpo di Stato riuscirono a cacciare il re Tarquinio il Superbo, per instaurare la repubblica. La tradizione riporta che il monarca spodestato abbia voluto riprendere il controllo della città e per fare ciò si sia alleato con Porsenna di Chiusi. Si racconta che il figlio di questo sia riuscito l’anno successivo a occupare la città ma che sia stato ricacciato nel 507 a.C. a seguito della battaglia di Ariccia, grazie all’intervento del tiranno di Cuma e della Lega Latina.

Inquadrando questi eventi nel contesto geo-politico, possiamo notare come precedentemente, in epoca regia, Roma avesse acquistato un ruolo egemonico nei confronti degli altri insediamenti latini e che, con la dinastia dei Tarquini, si fosse avvicinata al panorama etrusco. Per comprendere l’importanza di quest’ultima affermazione occorre aprire una breve parentesi. Il decennio in cui si consumano questi eventi infatti fu caratterizzato da un’importante lotta per il controllo delle rotte commerciali di tutto il Mediterraneo occidentale tra i Fenici, i Greci e gli Etruschi. La cacciata della dinastia dei Tarquini pertanto non fu solamente un problema interno a Roma, ma si inserì in un particolare contesto che oggi chiameremmo internazionale.

Contemporaneamente, la città di Lavinio, sfruttando il forte indebolimento della vecchia egemonia romana, cercò di prendere il comando della Lega Latina portando avanti una politica di matrice fortemente avversa a Roma.

Oltre a tutto ciò, l’Urbe subì anche le scorrerie e le belligeranze dei Sabini, che con i loro attacchi resero impraticabile la via Salaria, e dei Volsci, che occuparono la roccaforte romana di Terracina. Queste problematiche azzerarono di fatto tutti i commerci dell’area e tale avvenimento, congiunto con una carestia di grande rilievo, portò Roma in una profonda crisi economica.

In questa situazione la Lega Latina, avendo desiderio di imporsi definitivamente dichiarò guerra a Roma ma la città nella battaglia del Lago Regillo trovò la vittoria nella data del 496 a.C. Secondo quanto tramandano gli antichi, tre anni dopo il console Spurio Cassio riuscì a porre fine a questa guerra stabilendo una pace: il foedus Cassianum. Questo patto, che gli antichi definivano foedus equum, prevedeva che tra le città latine non potesse più esserci ostilità, che anzi si dovessero aiutare in caso di pericolo, e ristabiliva i princìpi della Lega di ius connubii, ius commercii e ius migrandi, ovvero diritto di sposarsi tra membri di diverse comunità, diritto di commerciare, diritto di potersi stabilire in altre città assumendo in esse tutti i diritti. L’aggettivo equum come ovvio sta a indicare il concetto di parità tra le parti interessate e leggendo le clausole tramandate dalle fonti questo ideale ci pare più che rispettato. Tuttavia ad un’analisi più approfondita sia del trattato in sé sia degli effetti che si sono verificati, si possono notare alcune incongruenze. In primo luogo infatti il trattato fu di fatto stipulato non da molteplici parti contraenti ma da due soltanto: Roma e tutti gli altri. In secondo luogo il patto non precludeva una diplomazia diretta tra i firmatari di esso, e ciò andò a vantaggio ovviamente del membro più forte, cioè come detto prima l’Urbe; si può notare l’importanza di questo aspetto poiché, allo scioglimento del foedus stesso, Roma continuò ad avere tutti i rapporti regolati con le varie comunità latine mediante trattati separati. Infine se si leggono le fonti, si può vedere che tutti i comandanti dell’esercito federale sono sempre stati Romani.

Provando a dare un bilancio di questo evento, possiamo dire che senza il foedus Cassianum e, quindi senza l’alleanza con tutti i Latini, Roma probabilmente non avrebbe trovato il materiale umano, la forza militare e il peso politico che le consentirono di affermarsi in tutto il Lazio, riuscendo a sconfiggere i popoli con cui si scontrò per l'intero V secolo a.C.

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-Nello stesso tempo con tutte le città latine si fecero nuovi patti di pace e di amicizia, accompagnati dai giuramenti rituali, poiché esse non avevano tentato di creare alcuna agitazione durante la secessione della plebe, si erano mostrate chiaramente liete del ritorno della plebe ed era sembrato che avrebbero preso parte prontamente alla guerra contro i ribelli. Il resto dei trattati era di questo tipo: “ci sia pace reciproca tra i Romani e le città latine, finché il cielo e la terra abbiano la medesima posizione. Né essi combattano tra loro, né conducano nemici da altre nazioni, né a chi porta guerra offrano strade sicure, aiutino con ogni mezzo chi di loro è coinvolto in una guerra, entrambi abbiano parti uguali delle prede e del bottino fatto a danno dei nemici comuni. Le sentenze sui contratti privati vengono pronunciate entro dieci giorni, presso la popolazione in cui sia stato fatto il contratto. A questi patti non sarà lecito aggiungere o togliere alcunché, se non ciò su cui consentano Romani e Latini tutti.” Questi patti fecero dunque Romani e Latini tra loro, giurando sulle vittime rituali.-

(Dionigi d’Alicarnasso)

-Durante la secessione della plebe iniziarono il consolato Spurio Cassio e Postumio Cominio. Sotto questi consoli fu concluso un patto di alleanza coi popoli latini-

(Tito Livio)

Bibliografia:

  • G. Geraci, A. Marcone, “Storia romana – editio maior”; Le Monnier Università; Firenze; 2017

  • G. Cresci Marrone, F. Rohr Vio, L. Calvelli, “Roma antica”; il Mulino; Bologna; 2014

  • G. Geraci, A. Marcone, “Fonti per la storia romana”; Le Monnier Università; Firenze; 2019

  • G. Clemente, "Guida alla storia romana"; Mondadori Studio; Milano; 1977

  • Livio, (a cura di) M. Scàndola, “Storia di Roma dalla sua fondazione”; tomo 1, p. 445; BUR; Milano; 2019

  • Dionisio di Alicarnasso, (a cura di) F. Cantarelli, “Storia di Roma arcaica”; Rusconi; Milano; 1984


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