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Lo sport nell'antica Grecia

Nel popolo greco, caratterizzato da un forte spirito competitivo, lo sport ha sempre rivestito un ruolo di primo piano in tutti gli strati sociali. Inizialmente però, le prime competizioni si svolgevano in occasione dei riti funebri dedicati ad un defunto di nobili origini. Questi giochi comprendevano la corsa, la lotta, il lancio di giavellotti e pesi e anche il combattimento in armi, tutte gare con cui si tentava di ricordare ed esaltare la vitalità perduta con la morte. Ciò appare chiaro in un passo del libro XXIII dell’Iliade durante i funerali di Patroclo. «Atride e voi tutti, Achei begli schinieri, questi premi spettano ai cavalieri in gara. Se in onore d’un altro avessimo gara noi Achei, il primo io, certo, vincendo mi porterei nella tenda: voi lo sapete quanto i cavalli miei per vigore s’innalzano. Essi sono immortali, li donò Poseidone al mio padre Peleo, che me li ha regalati. Ma io oggi sto fermo, e anche i cavalli unghie solide; di così grande auriga han perduto la gloria, e dolce, che ad essi ben spesso lucido olio versava sulle criniere, poi che la limpida acqua li aveva lavati. E ora lo piangono, fermi: toccano terra le criniere, stanno immobili, angosciati nel cuore. Voi mettetevi in fila, voi che tra i Danai confidate nei vostri cavalli e nei carri ben fatti».

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Omero, “Iliade”, (a cura di) R. Calzecchi Onesti; Einaudi; Torino; 2014

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