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Meteci

All’interno della società greca, gli stranieri ebbero sempre una grandissima importanza. Tra questi si possono tuttavia distinguere due principali sottogruppi: gli stranieri residenti e quelli non residenti all’interno di una polis greca. A differenza di questi ultimi (definiti xènoi), i primi, che ad Atene erano chiamati metèci, avevano una propria posizione giuridica ed erano tenuti a pagare le tasse (seppur diverse da quelle dei cittadini autoctoni) e a contribuire alle spese per finanziare le guerre. Il loro nome deriva dall’unione di due parole greche: metà e oìkos, che possiamo tradurre con: l’abitante che ha cambiato residenza. Questa loro mancanza di appartenenza ad una città-stato, faceva sì che essi avessero certe restrizioni: oltre a dover essere sotto la protezione di un cittadino che garantiva per loro, non potevano possedere le terre e i beni immobili, partecipare all'assemblea e ricoprire le cariche di giudice, magistrato e sacerdote. Proprio per questo motivo, solitamente i meteci svolgevano prevalentemente professioni artigianali o commerciali, oppure si dedicavano all’arte, diventando perciò lavoratori del teatro, attori o musicisti. Tuttavia è importante ricordare che tutte le limitazioni a cui questi “immigrati cittadini” andavano incontro, sparivano nel momento in cui essi ottenevano la cittadinanza: infatti attraverso un atto formale approvato da almeno 6000 persone appartenenti all’Ecclesia, i meteci potevano divenire cittadini liberi e godere perciò dei pieni diritti politici e civili.

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