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Monetazione romana

In seguito ad un tipo di commercio basato sulla pratica del baratto che si protrae fino al III secolo a.C., possiamo assistere alla prima fase della monetazione romana, avviata attorno al 300 a.C e basata su monete di bronzo. Considerando perciò questa data, paiono profondamente errate le considerazioni di Plinio il Vecchio, che attribuisce le prime monete al re Servio Tullio, morto secondo la tradizione circa duecento anni prima:


-Il re Servio, che per primo batté moneta, vi raffigurò pecore e buoi.-


E poi ancora, più avanti, ci presenta l’etimologia della parola latina che indicava il denaro, “pecunia” (da “pecus”, cioè pecora, rappresentata appunto sui primi esemplari di moneta):


-Il re Servio fu il primo a far imprimere un marchio sul bronzo; [...] Il marchio era una figura di animali domestici da cui ebbe origine anche il termine pecunia [denaro].-


Ma è solo nell’opera del giurista Gaio che abbiamo una minuziosa descrizione dell’economia romana:


-Un tempo si usavano solo monete di bronzo, ed erano assi, dupondi, semissi, quadranti [...] e di queste monete il valore e il potere non era nel numero ma nel peso; [...] gli assi pesavano una libbra, mentre il doppio pesavano i dupondi, anche il peso dei semissi e quadranti era rapportato a quello dell’asse.-

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Plinio il Vecchio, Storia naturale, XVIII, 12 e XXXIII, 43; Gaio, Istituzioni, I, 122 (riportati da Giovanni Geraci, Arnaldo Marcone. “Fonti per la storia romana” con la collaborazione di Alessandro Cristofori e Carla Salvaterra; seconda edizione; Mondadori Università; Milano; 2019).

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