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Ostracismo

Ad Atene l’ostracismo (da òstrakon, coccio) era una pratica volta ad allontanare dalla città tutti coloro che avrebbero potuto minacciare la democrazia. La procedura, come spiega Plutarco, era la seguente: -Ognuno prendeva un ostracon ossia un coccio di ceramica, vi scriveva su il nome di colui che voleva espellere dalla città e lo portava in un certo luogo della piazza tutto circondato da cancelli. I magistrati prima contavano i cocci, perché se fossero stati meno di seimila la votazione era nulla; e in secondo luogo, quando il numero dei votanti risultava valido, separando ogni nome, decretavano il bando per dieci anni a colui che aveva raccolto il maggior numero di cocci: ma gli lasciava l’uso delle proprie rendite.- La sua origine, secondo quanto dice Aristotele, risale all’epoca di Clistene, il quale avrebbe introdotto questo bando per favorire il popolo, che ne ha però usufruito solo nel 487 a.C., venti anni dopo la sua entrata in vigore. Tuttavia è facile comprendere come questa procedura sia fin da subito degenerata in uno strumento di lotta ed eliminazione di possibili rivali politici: a prova di ciò, sono stati ritrovati alcuni cocci (òstraka) che, parendo scritti tutti dalla stessa mano, possono far supporre un tentativo di broglio elettorale volto a rimuovere dalla città un determinato avversario. -E perciò, adunatisi da ogni parte, esiliarono Aristide con l’ostracismo, mostrando di aver così agito per tema della tirannide, mentre erano stati mossi solo dall’invidia della rinomanza di lui.-

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Plutarco, a cura di A. Ribera “Le vite parallele”; vol.1 / tomo 2, Aristide-7; Bologna; Biblioteca Sansoni; 1974; pp. 525-526.

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