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Peste di Atene

Agli inizi della Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.) Atene venne sconvolta da un evento terribile: quando infatti Pericle ammassò (in pessime condizioni igieniche) tutta la popolazione all’interno delle Lunghe Mura, iniziò a serpeggiare tra i cittadini una malattia al tempo sconosciuta (indicata oggi da alcuni come tifo esantematico). Nella “Guerra del Peloponneso”, Tucidide esegue una descrizione razionale e scientifica della vasta gamma di sintomatologie legate alla malattia, mettendone soprattutto in evidenza la sua mortalità e l’aspetto misterioso che assumeva agli occhi dei medici: -Ché non bastavano a fronteggiarla neppure i medici i quali, non conoscendo la natura del male, lo trattavano per la prima volta [...] E gli uni morivano per mancanza di cure, gli altri anche se erano molto curati. Non esisteva, per così dire, nessuna medicina particolare che si potesse applicare e guarisse: quello che a uno era utile, proprio questo a un altro era dannoso.-

Ma la drammaticità della peste risiede anche nelle conseguenti insanie psicologiche provocate nella popolazione: la cittadinanza si disgrega e tra le strade spadroneggiano la follia e la violenza, assieme ad un completo allentamento dalle leggi dello Stato:

-E anche in altre cose, nella città, il morbo dette l’inizio a numerose infrazioni delle leggi. Più facilmente uno osava quello che prima si guardava dal fare per suo proprio piacere, ché vedeva avvenire un rapido mutamento tra coloro che erano felici e morivano improvvisamente e coloro che prima non possedevano nulla e avevano poi le ricchezze degli altri. [...] Nessun timore degli dèi o della legge degli uomini li tratteneva, ché [...] consideravano indifferente esser religiosi o no, dato che tutti senza distinzione morivano [...]-

__________ Erodoto, a cura di Augusta Izzo d'Accinni “Storie”; Tucidide, a cura di C. Moreschini “La Guerra del Peloponneso”; II, 48-53; Milano; BUR; 2019; p. 1036-1041.

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